Lavoro

Il governo italiano affronta la crisi dell’ex Ilva: incontro con imprese e sindacati

Incontro tra governo e sindacati per l'ex Ilva

In Breve

Qual è l'obiettivo degli incontri convocati dal governo?
Discutere il futuro dell'ex Ilva e valutare la formazione di una cordata nazionale.
Quali sono le principali questioni in discussione?
Finanziamenti, approvvigionamento di materie prime e nuove politiche industriali.
Che tipo di misure chiedono i sindacati?
Misure straordinarie per la continuità occupazionale e interventi sulla decarbonizzazione.

Il governo italiano ha avviato un’importante fase di consultazione per affrontare la crisi dell’ex Ilva, uno dei più grandi stabilimenti siderurgici d’Europa. Palazzo Chigi ha convocato ieri una riunione di ministri per discutere il nuovo dossier sull’impianto, mentre oggi è previsto un incontro cruciale con i sindacati.

Domani, si svolgeranno colloqui con le imprese interessate a porzioni specifiche dell’ex stabilimento, con l’obiettivo di valutare la possibilità di formare una cordata nazionale. Tra i partecipanti attesi figurano figure di spicco del settore, come Emanuele Orsini, presidente di Viale dell’Astronomia, e Antonio Gozzi, presidente di Federacciai.

Le questioni all’ordine del giorno sono molteplici. In primo luogo, si discuterà di un nuovo bando annunciato per settembre dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che avrà implicazioni significative per l’offerta del gruppo Jindal. Un altro nodo cruciale è l’approvvigionamento di materie prime per la laminazione, con le bramme destinate a Taranto e i coils per Novi Ligure e Cornigliano che affrontano crescenti blocchi doganali all’importazione.

Inoltre, il finanziamento degli interventi industriali rappresenta una sfida significativa. L’impianto DRI necessiterebbe di circa 1 miliardo di euro, cifra inizialmente prevista in una società veicolo controllata da Invitalia, ma ridotta a 800 milioni, lasciando un gap di 200 milioni. Parte di questa somma è stata destinata a opere generiche di decarbonizzazione nel recente decreto PNRR.

Attualmente, sono disponibili 570 milioni di euro in contratti di sviluppo, ma questi sono vincolati ad attività legate all’area a caldo, come l’altoforno 5, che non è più previsto. La prassi dei contratti di sviluppo prevede generalmente una ripartizione del finanziamento del 60% privato e 40% pubblico.

In risposta alle preoccupazioni, ieri si sono svolte otto ore di sciopero indette da Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb. La protesta ha visto la partecipazione non solo degli addetti dell’acciaieria, ma anche di lavoratori delle imprese appaltatrici e dell’indotto, con l’occupazione della statale 7 davanti allo stabilimento di Taranto per un’ora.

Oggi, i sindacati si presenteranno al primo dei quattro incontri convocati dal ministro Adolfo Urso al Mimit, portando proposte per misure straordinarie a tutela della continuità occupazionale e salariale. Tra le richieste figurano l’estensione dei benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto, il prepensionamento, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all’esodo. Le note sindacali richiedono anche interventi pubblici diretti sulla decarbonizzazione e misure tipiche di dismissione, evidenziando la necessità di provvedimenti assistenziali straordinari per chiusure definitive o semi-definitive dell’impianto.

redazione

Autore di Azienda Italia.

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